Enzo Valentini

Enzo Valentini nacque a Perugia nel 1896.

Convinto interventista, diciottenne studente universitario e figlio del Sindaco di Perugia, si arruolò volontario nel 51° reggimento di fanteria “Cacciatori delle Alpi” e fu destinato al fronte della Marmolada.

Quotidianamente, scrisse alla “cara Mammina” i resoconti delle sue giornate al fronte, raccolti postumi nel volume “Volontario di guerra”, ove viene raccontata la vita di trincea sul Padon*. Il suo diretto comandante, Capitano Colagé ricorda che “la sua fede, il suo cuore magnanimo, la sua mente eletta, si assommavano mirabilmente in una forza morale ed ideale che rendeva ferrea e quasi francescana la sua volontà [...]; dispensato da ogni lavoro e servizio voleva tuttavia, gareggiare nel trasporto di tavole e travicelli fino ai Comandi di prima linea, per la costruzione dei ricoveri. Voleva essere il più umile Soldato fra Soldati e come tale operava, sempre arditamente primo! “.

Il 22 ottobre 1915, in zona Padon-Marmolada, durante l’attacco al Sasso di Mezzodì, cadde mortalmente ferito, colpito da cinque pallottole di shrapnell, tre delle quali al petto.  

Così descrive l’amico Tenente Carlo Mayo: “Il cannone tuonò due shrapnel davanti la trinceretta... a sedere era Valentini ferito al petto!!... Un soldato che ha una palla in una gamba fa accanto a lui finire il mondo con le sue lagnanze; nella grotta sono due ufficiali morti, e due o tre feriti. Ecco lo portano nella camera di medicazione, Enzo, ed io non lo devo vedere ora mai più. Mi raccontarono poi che dopo medicato, nello scendere in barella dalle posizioni di baraccamento della sesta a mezza costa del Mesola, al suo laghetto, Egli è passato come in sonno, dall’abbandono alla morte. Io credo che egli, pur sapendosi più grave di quello che noi credevamo, non ha pensato di dover morire”.

Alla sua memoria fu concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare

Le sue spoglie riposano nell’ossario di Pocol, sopra Cortina d’Ampezzo.

Cerca, se puoi, di non piangermi molto. Pensa che, se anche non torno, non per questo muoio. Lui, la parte inferiore di me, il corpo soffre, si esaurisce, muore.Io no, io, l’anima, non posso morire, perché sono da Dio ed in Dio devo tornare; sono stato creato per la gioia, ed attraverso alla gioia, che è in fondo ad ogni dolore, alla gioia eterna debbo tornare.

Lettera alla madre.

* Ampi stralci delle lettere di Enzo Valentini sono riportate in:

  “Diari di guerra sulla Marmolada e sul Col di Lana

La tomba di Enzo Valentini a Salere, prima della traslazione all’ossario di Pocol

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