Soccorritori...

In tali strutture, dotate di attrezzature di minima (garze, ferri chirurgici, morfina), i feriti venivano sommariamente medicati, classificati con un codice colore (bianco: ferito leggero; verde: ferito grave ma trasportabile; rosso: ferito grave non trasportabile) ed avviati agli Ospedaletti da campo. Qui i feriti più gravi venivano operati e trasferiti insieme a quelli meno gravi agli Ospedali da Campo.

Gli Ospedali da campo erano allocati in baracche o tendopoli più ampie e robuste; se la degenza era superiore a 30 giorni, i feriti ancora bisognosi di cure venivano inviati agli Ospedali Militari (Divisionali o d'Armata) o agli Ospedali Territoriali che accoglievano i convalescenti di lungo periodo, i mutilati, e tutti quanti coloro che per diversi motivi non sarebbero, nella grande maggioranza, più potuti tornare al fronte.

La necessità di provvedere al soccorso dei feriti rappresentò una priorità nell’organizzazione logistica dei belligeranti. Il soldato ferito, che poteva contare nel suo equipaggiamento solo in un pacchetto di medicazione (garze e tintura di iodio), veniva portato dalla prima linea ai posti avanzati di medicazione.

Il recupero ed il trasporto dei feriti in alta montagna era ostacolato dalla natura del territorio. Oltre alle teleferiche ed ai reparti someggiati, vennero utilizzate barelle da montagna pieghevoli che potevano consentire anche il trasporto del ferito sulle spalle. Entrambi gli schieramenti utilizzarono cani sia per il traino delle slitte che per la ricerca dei feriti.

Regio Esercito Italiano: zaino da medicazione Regio Esercito Italiano: pacchetto di medicazione individuale

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Cipriano Sopperra de Nena all'ospedale militare dopo aver subito l'amputazione di una gamba Ospedale da campo

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