L’Italia, che aveva aderito nel 1882 alla Triplice Alleanza, un patto militare a carattere difensivo con l’Impero Austro-Ungarico e Tedesco, si era dichiarata inizialmente  neutrale. In realtà, erano stati avviate trattative segrete sia con i rappresentanti della Triplice Intesa  (Russia, Francia e Regno Unito) che con quelli degli Imperi Centrali, allo scopo di ottenere i migliori vantaggi territoriali.

 L’Austria era  disposta a cedere, in cambio della neutralità italiana, parte del  Trentino,con l’esclusione della zona ladina (...e quindi la Valle di Fassa), oltre il Friuli con l’eccezione di Gorizia e Trieste. Nonostante ciò, nel mese d’aprile, sotto le spinte interventiste, in segreto venne  siglato con le potenze dell’Intesa, il Patto di Londra nel quale si concordava l’ingresso in guerra dell’Italia in cambio di vantaggi territoriali nel Tirolo e nella Dalmazia.

Alle ore 22 del 23 maggio, venne diramato dal comando della 18ª Divisione l’ordine d’operazioni  alle truppe italiane, preventivamente dislocate in prossimità della linea del fronte. Le truppe interessate erano rappresentate  dal primo gruppo (battaglione “Belluno” e 51° reggimento di fanteria affiancati da una batteria d’artiglieria da montagna) e dal secondo gruppo (XX, XVIII e XXV  battaglione bersaglieri affiancati da due batterie d’artiglieria da montagna e battaglione alpini “Val Cordevole”).

Nella Valle di Fassa la difesa era affidata agli Standschützen locali, alla Landstürm (la milizia territoriale) e alla gendarmeria locale.


Il 26 maggio il battaglione Alpini “Val Cordevole” penetrò in territorio austriaco occupando la conca di Fuciade e spingendosi fino alla posizione avanzata dell’Uomo della Campagnaccia (m 2483). Il 27 maggio gli alpini del battaglione Belluno attaccavano le truppe austriache appostate al passo Padon, conquistando la posizione e  catturando parte del presidio; nell’assalto perdevano la vita due alpini.

Il giorno 29 maggio il XVIII battaglione Bersaglieri occupò Passo di San Pellegrino. I comandi italiani,  però, non diedero l’ordine di proseguire l’avanzata, lungo la Valle di San Pellegrino intimoriti, probabilmente, dalla presenza dei trinceramenti della  zona di Fango e dal Forte di Someda.

Lo sforzo offensivo fu indirizzato verso il passo delle Selle, nell’ipotesi di uno sfondamento lungo la Valle dei Monzoni. Il presidio dei riservisti austriaci fu immediatamente  fatto segno da colpi di artiglieria, mentre reparti italiani  occupavano la forcella ad est del Sasso di Costabella.

Data la sua importanza strategica, il valico delle Selle fu ampiamente fortificato grazie anche all’opera di alcuni reparti del Deutsche Alpenkorps bavarese che, sebbene  la Germania non fosse ufficialmente in guerra con l’Italia, operò a supporto delle truppe austriache nella difesa di questo settore. Sulle Creste di Costabella gli eventi bellici furono contrassegnati da ripetuti brevi assalti finalizzati alla conquista ed alla riconquista di pochi metri di terreno. Il 18 giugno del 1915 vi fu un un tentativo di conquista del Passo delle Selle: le truppe italiane riuscirono a conquistare la cima e la forcella dell’Allochet, respingendo temporaneamente gli austriaci   lungo la Val Monzoni. Grazie al supporto delle mitragliatrici dell’Alpenkorps bavarese, le truppe austriache riuscirono a riconquistare il Passo delle Selle e a respingere gli attaccanti verso il Passo delle Cirelle ed il Sasso di Costabella.

Nelle settimane seguenti si svolsero combattimenti lungo la linea del fronte, ma le azioni, svolte per lo più da pattuglie di pochi uomini, non sortirono progressi strategici rilevanti. Il 1° giugno gli italiani tentano un nuovo sfondamento verso il Fedaia, lungo i prati del Padon. Il fuoco delle mitragliatrici e le artiglierie austriache della Mesola riescono a bloccare gli attaccanti sulle pendici del Padon dove un dosso verrà soprannominato “Colle dei morti”.

Nel mese di settembre il Comando Austriaco in val Contrin venne distrutto dall’artiglieria italiana.

Ai primi di ottobre, vennero ordinati nuovi attacchi contro le postazioni austriache della Mesola allo scopo di distogliere truppe da altri fronti (si era alla vigilia della terza battaglia dell’Isonzo); gli scontri, che non  produssero effetti rilevanti sul piano delle posizioni,furono però devastanti per gli assalitori che dovettero, ancora una volta, confrontarsi  con un assalto condotto lungo pendii ghiacciati e privi di ripari, sotto il fuoco delle mitragliatrici. Altre vittime furono causate dall’impreparazione logistica e dal clima rigido che provocò oltre 130 casi di congelamento. L’arrivo dell’inverno, segnato da frequenti e copiose nevicate, segnò un arresto delle operazioni, ma le posizioni sulla Mesola-Padon non muteranno più nei successivi due anni.

...1915 Kaiserschutzen sul Padon Avamposto italiano sulla posizione dell'Uomo, verso la Campagnaccia

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