Gronton

Sentiero dei Kaiserjäger

Per la sua importanza strategica, gli austriaci  avevano provveduto a rafforzare la cresta del Gronton con postazioni di mitragliatrici e trincee, nel timore di un attacco proveniente dalla sottostante val dei Laghi. 

Il 4 agosto 1916, dopo un massiccio bombardamento, le truppe italiane attaccarono la guarnigione austro-bosniaca e raggiunsero la cresta del Gronton, ma sopraffatte dalle perdite e dalla fatica, subirono il contrattacco austriaco e vennero respinte. I sanguinosi assalti frontali dei giorni successivi non permisero di riconquistare le posizioni perdute ed indussero i comandi italiani a rinunciare a tale piano d’attacco.

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ITINERARIO

È bene chiarire subito che si tratta di un sentiero attrezzato che ripercorre il sentiero militare costruito dagli austriaci per collegare la cresta trincerata che, dalla forcella del Cajerin, giungeva sulla cima Gronton.

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Si imbocca la strada statale 346 del Passo di San Pellegrino, fino a raggiungere poco prima della località  Ronc, la telecabina per il rifugio le Cune (m 2200). Il sentiero 632, in ripida discesa, conduce al rifugio Lusia (m 2056), adibito durante la Guerra  a sede di comando e supporto tattico, trovandosi in seconda linea rispetto al fronte bellico situato all’altezza di cima Bocche. 

Si prosegue, quindi,  per il sentiero 633 e dopo pochi metri si incontrano due monumenti ai caduti. Proseguendo il cammino su di una vecchia mulattiera costruita dai soldati Austro-Ungarici,  si giunge con minimo sforzo alle baite Lasté (m 2327); alcune panchine possono essere sfruttate come comodo punto di ristoro o semplicemente per ammirare le Pale di S. Martino sullo sfondo.

Il cammino prosegue con pendenza un po’ più accentuata, seguendo un lungo tratto di strada selciata che si mantiene ancora in ottime condizioni; si affrontano un paio di tornanti superato uno dei quali si trova una targa in ricordo di un soldato dell'Impero caduto.

Alcune centinaia di metri più avanti a quota 2425, si possono notare i primi resti dei baraccamenti e vecchie postazioni di guardia. Da questo punto si scende lungo uno stretto e ripido sentiero fino al bivacco Redolf, sulle sponde del primo laghetto di Lusia (m 2333).

Il sentiero 634 si inerpica di alcuni metri alle spalle del bivacco. Giunti sulla cresta, a quota 2363, sulla forcella Cajerin, un cartello avverte dell’inizio del sentiero attrezzato e della necessità di un’adeguata attrezzatura da ferrata.

Si segue in continuo saliscendi una cengia che si snoda poco al di sotto della cresta del Gronton; sono ancora ben visibili le postazioni e le baracche che si affacciano su cima Juribrutto dove erano presenti le postazione italiane. Veri e propri balconi naturali si affacciano sui due laghi di Lusia, sulla Valle di S. Pellegrino e sulla cresta di Costabella.

La roccia, di origine vulcanica, è formata da enormi scaglie che  sono state sfruttate per costruire le scalinate lungo la cengia allo scopo di agevolare il cammino delle truppe. 

Il sentiero attrezzato termina nel punto più alto del Gronton al bivacco omonimo (m 2543).

Per il ritorno si riprende il sentiero 633 che attraverso forcella Bocche (ben visibile una trincea), poco sotto il bivacco Gronton, raggiunge in pochi minuti il secondo lago (m 2380) ed in breve tragitto il bivacco Redolf. 

Si ritorna per l’itinerario percorso all’andata.

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Stimare per tutto l’itinerario ~5 ore. 

È indispensabile l’attrezzatura completa da ferrata.

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A cura di Sara e Cristian (Fassa Forum)

Postazione di artiglieria al Lusia

Trinceramenti al Lusia

 Il rifugio Lusia fungeva da posto di comando e medicazione

 Monumento ai Caduti Moenesi

 La mulattiera verso il Gronton

 I laghi di Lusia; sulla sinistra il Gronton

 L’attacco del sentiero attrezzato

 Si percorre il sentiero attrezzato con l’ausilio della fune di sicurezza

 La roccia vulcanica è stata sfruttata per costruire le scalinate lungo la cengia

 Resti di opere militari lungo il tracciato